Ti sarà capitato di sentirlo durante un pranzo domenicale: tua nonna che sospira guardando tuo cugino e chiede per l’ennesima volta “Ma quando trova un lavoro fisso?”. Oppure tuo nonno che confronta la tua situazione con quella del figlio del vicino, già assunto a tempo indeterminato. Questa preoccupazione non è semplice curiosità, ma un’ansia profonda che attanaglia molti nonni oggi. Non si limitano più a chiedersi se i nipoti stanno bene nel presente, ma si proiettano verso un futuro professionale che percepiscono come nebuloso e instabile. Il problema è che loro hanno vissuto l’epoca del posto fisso e della pensione garantita, mentre i nipoti navigano tra contratti a progetto, partite IVA e collaborazioni che cambiano ogni sei mesi.
Da dove nasce questa ansia dei nonni
L’inquietudine non spunta dal nulla. Chi ha costruito la propria carriera negli anni Settanta e Ottanta ha conosciuto un mercato del lavoro completamente diverso: entravi in azienda a vent’anni e ne uscivi sessantacinque anni dopo con l’orologio d’oro e la festa di pensionamento. Oggi il tasso di disoccupazione giovanile in Italia oscilla intorno al 20-25%, una percentuale che per loro è quasi incomprensibile. Questo divario esperienziale crea un cortocircuito: applicano parametri di valutazione che appartengono a un’epoca conclusa, misurano il successo con metri di giudizio ormai superati dalla realtà.
Il rischio più grande è che questa preoccupazione, per quanto motivata dall’affetto, si trasformi in pressione psicologica sui giovani. Frasi come “Quando troverai un lavoro vero?” oppure “Alla tua età io ero già sistemato” possono sembrare innocue, ma amplificano quel senso di inadeguatezza che molti ragazzi già provano quotidianamente. È come aggiungere peso a uno zaino già troppo pieno.
Cosa significa davvero “stabilità” oggi
Dobbiamo ridefinire insieme cosa vuol dire essere stabili nel ventunesimo secolo. Il percorso lineare diploma-assunzione-carriera-pensione rappresenta oggi l’eccezione, non la regola. I giovani costruiscono competenze trasversali, accumulano esperienze diverse, investono in formazione continua e coltivano reti professionali che funzionano come forme di sicurezza alternative al contratto a tempo indeterminato.
Le ricerche nel campo delle risorse umane lo confermano: oggi le aziende cercano soprattutto capacità di adattamento e flessibilità cognitiva. Un ragazzo che ha lavorato come freelance in tre settori diversi non è “instabile”, ma probabilmente ha sviluppato una versatilità che lo rende più resistente ai cambiamenti del mercato. Comprendere questo cambio di paradigma può aiutare i nonni a guardare diversamente i percorsi dei nipoti, riconoscendo valore anche in esperienze che sembrano frammentate.
Come trasformare la preoccupazione in aiuto concreto
Esistono modi pratici per canalizzare l’ansia in qualcosa di effettivamente utile, senza diventare involontariamente un’ulteriore fonte di stress per i nipoti.
Ascoltare prima di giudicare
Prima di dare consigli basati sulla propria esperienza di quarant’anni fa, serve dedicare tempo all’ascolto genuino. Capire cosa appassiona davvero il nipote, quali competenze sta sviluppando, come funziona il settore in cui lavora. Domande aperte come “Cosa ti entusiasma del tuo campo?” o “Quali obiettivi ti sei dato per quest’anno?” aprono dialoghi costruttivi, molto più degli interrogatori ansiosi sullo stipendio o sulla data di assunzione.

Celebrare i piccoli traguardi
Nel panorama lavorativo contemporaneo, i successi hanno forme diverse. Un progetto freelance completato, una nuova certificazione ottenuta, l’espansione della rete professionale su LinkedIn sono passi significativi che meritano riconoscimento. Quando tuo nipote ti racconta di aver finito un lavoro importante o di aver imparato un nuovo software, celebra quel risultato. Riduce il senso di inadeguatezza e rinforza la motivazione a continuare.
Offrire supporto pratico, non solo parole
Piuttosto che manifestare genericamente preoccupazione, si può fornire aiuto concreto: condividere contatti professionali rilevanti, contribuire economicamente a un corso di specializzazione, offrire ospitalità durante un periodo di transizione. Il supporto intergenerazionale economico e logistico fa una differenza enorme nella capacità dei giovani di attraversare le fasi difficili senza crollare psicologicamente.
L’importanza del dialogo tra genitori e nonni
Spesso l’ansia dei nonni si amplifica quando percepiscono differenze tra le proprie aspettative e l’approccio dei genitori. Creare momenti di confronto tra le generazioni adulte permette di allineare messaggi e aspettative, evitando che i giovani ricevano segnali contraddittori. I genitori, più vicini alla realtà lavorativa attuale, possono fare da mediatori culturali, spiegando ai nonni le dinamiche del mercato contemporaneo.
Informarsi per preoccuparsi meno
Buona parte dell’ansia nasce dalla mancanza di informazione. Quando non capisci come funziona qualcosa, tendi a immaginare il peggio. Incoraggiare i nonni ad approfondire le nuove forme di lavoro – economia digitale, smart working, gig economy – attraverso documentari o articoli accessibili può ridurre significativamente la preoccupazione. Organizzazioni come l’INAPP producono materiali divulgativi che aiutano a comprendere le trasformazioni in corso.
Quando serve tracciare dei confini
C’è una linea sottile tra interessamento affettuoso e interferenza che fa danni. Se l’ansia si manifesta con telefonate quotidiane cariche di apprensione, critiche velate durante i pranzi di famiglia o confronti continui con coetanei “più sistemati”, potrebbe essere necessario stabilire confini comunicativi più chiari. I giovani adulti hanno il diritto di costruire il proprio percorso senza sentirsi costantemente valutati.
Allo stesso tempo, quando l’ansia compromette la serenità quotidiana dei nonni stessi – manifestandosi con insonnia, pensieri ossessivi o disturbi fisici – potrebbe essere utile considerare un supporto psicologico. Le transizioni generazionali creano inevitabilmente tensioni, e riconoscere quando superano la soglia della normalità è un atto di responsabilità.
Trasformare l’apprensione in risorsa richiede pazienza, comunicazione autentica e la capacità di stare nell’incertezza senza cercare soluzioni immediate. I nonni che riescono a fidarsi del percorso dei nipoti, anche quando sembra tortuoso o poco convenzionale, offrono un dono prezioso: la legittimazione a costruire una carriera che rispecchi davvero le possibilità di quest’epoca, senza il peso di aspettative che appartengono a un altro tempo. E questo fa la differenza tra sentirsi sostenuti o schiacciati dal giudizio familiare.
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